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Alimentazione e Spiritualità

Blog a cura del Centro Studi Bhaktivedanta sul tema dell'Alimentazione in rapporto alla Spiritualità.
  • RISPETTARE IL PIANETA di Giovanni Canepa.
    Il nostro stare in questo pianeta deve essere caratterizzato da una grande attenzione per le forze della natura che da sempre era stata venerata dai nostri antenati. Allora si sapeva benissimo che il corpo, l'anima e l'ambiente sono intrinsecamente connessi. Cosa che noi ora abbiamo dimenticato. Del resto, i nostri antenati e anche i nostri nonni hanno sempre reso onore alla natura e curato sé stessi con erbe antiche, oli da fiori, radici frantumate e con altri metodi originali per una guarigione naturale tramandata di generazione in  generazione. Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo riaccendere la fiducia che i nostri antenati avevano nella cura e nei poteri mistici della natura. Quei poteri che sono profondamente radicati nella Filosofia Orientale Classica, che riconosce come interdipendenti fra loro il benessere fisico mentale e spirituale. Per rispettare il Pianeta dobbiamo cessare di mangiare carne i cui allevamenti consumano risorse enormi che vanno scarseggiando. Inoltre esiste un problema di rispetto per questi esseri che possono essere uccisi per divenire cibo solo in casi di assoluta mancanza di alternative. Ma oggi abbiamo tutto senza bisogno di uccidere gli animali. E poi la carne della grande distribuzione fa male per i mezzi artificiali usati per una produzione più grande e veloce.
  • LA SCELTA VEGETARIANA NELLA TRADIZIONE CRISTIANA.
    Agostino di Ippona (354-430), santo, vescovo, la  sua mensa era parca e frugale, composta di erbaggi e legumi.
    Ambrogio di Milano (339-397), santo, vescovo, tra i primi dottori della Chiesa latina, scrittore, fu assertore del regime vegetariano, escludeva dalla sua mensa carne, pesce, uova e latticini, nutrendosi di erbaggi, frutta e verdura. Diceva: “La carne fa cadere anche le aquile che volano”.
    Antioco Eremita, visse fino a cento anni nutrendosi di verdure crude e bevendo sola acqua.
    Basilio Magno (330-379), santo, vescovo, dottore della Chiesa orientale, padre del monachesimo orientale, legislatore monastico. Fondò una comunità di asceti che si nutrivano solo di pane e verdure e bevevano solo acqua.
    Benedetto da Norcia (480-547), santo, patriarca del cenobitismo occidentale, nella sua regola il divieto assoluto della carne per i monaci e anche per i bambini.
    Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), santo e dottore della Chiesa, si nutriva di pane, latte e zuppa di verdure. Affermava: “Troverete più nelle foreste che nei libri”.
    Bonaventura da Potenza (1651…), beato francescano, nella regola dei Certosini da lui fondata l’astinenza totale dalle carni che estese pure ai monaci ammalati: chi disobbediva a questa regola veniva espulso dall’Ordine.
    Caterina da Siena (1347-1380), santa, dottore della Chiesa, una delle maggiori scrittrici del XIV secolo, rinunciò alla carne fin da piccola nutrendosi di pane, erbe crude e bevendo solo acqua.
    Cesario d’Arles , santo, scrisse due regole, la prima per i monaci, la seconda per le sacre Vergini del monastero di S. Giovanni Battista. In questa regola era assolutamente vietato mangiare carni.
    Chiara da Montefalco vissuta nel 13° secolo, si nutriva di frutta ed erbe selvatiche e pur dormendo sopra un giaciglio fatto di sassi si conservò sempre in salute.
    Filippo Neri (1515-1595), dopo una visione non mangiò più carne o pesce e si nutrì esclusivamente di pane, erba e qualche f rutto.
    Francesca Romana (1384-1440), santa, sposa, madre, vedova esemplare. Operò strepitosi miracoli. Fin da giovanissima si astenne dal vino e dalla carne.
    Francesco di Paola (1416-1507), santo, eremita, fondatore dell’Ordine dei Minimi, per la sua dieta parca e frugale fu chiamato dai suoi contemporanei “mangiatore di radici”.
    Fulgenzio di Ruspe, visse verso la fine del 5° secolo, santo, monaco e vescovo, non mangiava mai carne.
    Giacomo Minore, apostolo, cugino di Gesù vescovo di Gerusalemme. Secondo Eusebio di Cesarea non mangiò mai carne di animali, né bevve vino.
    Giovanni Battista, ultimo dei profeti ebrei, detto il precursore di Cristo, si nutriva di focacce e miele.
    Giovanni Bono (1169-1249), fondatore dell’ordine degli Eremiti, non mangiava mai carne; consumava in una settimana quello che i loro confratelli mangiavano in un giorno.
    Giovanni d’Avila (1499-1569), santo, sacerdote, si nutriva di legumi e frutta.
    Giovanni Maria Vianney (1786-1859), santo e guida spirituale, si nutriva quasi essenzialmente di patate.
    Girolamo (345-419), santo e dottore della Chiesa, tradusse e revisionò la Bibbia, auspicava il ritorno alla condizione antecedente il Peccato: “L’astinenza dalla carne ricomincia con la venuta di Cristo”.
    Giuseppe Cottolengo (1786-1842), santo, fondatore di 4 comunità femminili ed una maschile ove la regola da lui stabilita prescriveva l’obbligo di non consumare carne.
    Gregorio da Nazianzeno (329-389), santo, vescovo, dottore della Chiesa orientale, ritenuto il teologo più erudito mai vissuto, si riferisce che mangiasse esclusivamente lupini.
    Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), santo, sacerdote, scrittore, non consumava né carne né pesce.
    Matteo, apostolo, santo, evangelista. Clemente Alessandrino riporta che si nutriva di frutta, semi ed erbaggi.
    Migne (1800-1875), abate francese, riteneva l’astinenza dalla carne ciò che maggiormente contribuiva alla perfezione e alla felicità dell’uomo.
    Nicola da Tolentino (1245-1305), santo ed eremita agostiniano, si asteneva da carne, pesce, latticini e dai condimenti con grasso.
    Nilo ( 910-1004), santo, mangiava pane, legumi e frutti e beveva solo acqua.
    Paconio (292-346), santo, iniziatore della vita cenobitica, fondatore di numerosi monasteri ove i pasti erano a base di erbe, pane, olive,  formaggi con divieto assoluto di carne e vino.
    Paolino di Nola (353-431), santo, osservò sempre l’astinenza dalle carni.
    Pietro, apostolo, santo. Nei Ricognitinoum libros di Clemente Romano si riferisce che si nutrisse di pane, olive e raramente erbe.
    Pietro d’Alcantara (1499-1562), santo, asceta francescano, uno dei più grandi mistici spagnoli, si nutriva tre volte a settimana consumando solo piselli e fave.
    Pietro il Galata, consumava solo pane ed acqua.
    Pietro Regalado, santo, francescano di stretta osservanza, straordinario taumaturgo, nelle comunità che fondò i membri si nutrivano solo di legumi, estendendosi da carne e vino.
    Pio V (1504-1572), santo, vescovo, cardinale e poi papa, si nutriva con erbe e legumi.
    Tommaso d’Aquino (1220-1274), santo, massimo rappresentante della Scolastica medioevale, eminente teologo, riteneva che carni, latte e uova costituissero il massimo incentivo alla lussuria.
    Vincenzo Ferret (1350-1419) santo domenicano, è considerato il più grande predicatore di tutti i tempi, si asteneva dalla carne.

    Franco Libero Manco
  • COUNSELING DELLA NUTRIZIONE PRESSO LA SEDE DEL CENTRO STUDI BHAKTIVEDANTA.
    Seminario tenuto da Roberto Innocenzi presso la sede del Centro Studi Bhaktivedanta a Ponsacco
    Sito Web: www.csbcounseling.org

    Sabato 5 Febbraio 2011
    Tema: Counseling della Nutrizione

    La nutrizione è intimamente connessa al benessere di ogni essere vivente e non si può parlare di buona salute se la nutrizione non è adeguata.
    La persona ha bisogno di curare e rispettare il proprio corpo affinché esso sia efficiente, in modo che possa espletare tutte le funzioni necessarie per evolvere in sintonia con le leggi della Natura. Affinché questa meravigliosa creazione divina che è il corpo possa funzionare per favorire il percorso evolutivo dell'individuo, è necessario che vengano adeguatamente nutrite le miliardi di cellule di cui è composta. Tanto più correttamente la si nutrirà, tanto più a lungo e meglio potrà vivere. 
Le cellule sono unità intelligenti. Quando il corpo è sano, esse fanno sempre la cosa giusta al momento giusto, anche quando noi non ne siamo consapevoli, regolando perfettamente il nostro metabolismo per permettercidi esprimere tutte le nostre potenzialità fisiche, intellettuali e spirituali.
 Ogni forma di cibo, non solo fisico, ma anche psichico, produce un effetto diretto sulla regolazione del metabolismo e di conseguenza incide sul decorso patologico o sulla riattivazione del processo di guarigione. Per questo non sarà mai abbastanza l'importanza che diamo all’alimentazione.
 In questo seminario verrà trattato il tema della nutrizione e la sua influenza sul benessere generale dell'individuo e si conseguenza sulla qualità delle sue relazioni.

    Domenica 6 Febbraio 2011

    Tema: Tecniche di autoconsapevolezza: La Bioenergetica di A. Lowen

    La bioenergetica è un modo di comprendere la persona osservando i suoi processi energetici. Questi processi, tra cui la produzione di energia attraverso la respirazione, i relativi metabolismi ad essa collegati e la scarica di energia nel movimento, sono funzioni basilari della vita. La quantità di energia di cui si dispone e l’uso che se ne fa determinano la risposta alle varie situazioni della vita. Se si dispone di maggiore energia, questo comporterà una maggiore armonia nella capacità di espressione individuale. Ma affinché ciò accada c’è bisogno di armonizzare corpo, mente e anima, poiché è solo nella perfetta armonia tra queste differenti dimensioni dell'essere che si può aspirare a raggiungere un pieno benessere, sostenuto da un alto senso di integrità morale, di amore per gli altri e di consapevole rapporto con il Divino. Grazie a questo sublime equilibrio è possibile conseguire quello “stato di grazia” tanto difficile da ottenere nella vita di tutti i giorni quanto essenziale per la nostra realizzazione.
  • ASTENERSI DAL CAUSARE SOFFERENZA di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).
    Il consumo di carne è pratica comune nella nostra società. Al contrario, chi si astiene da un'alimentazione a base di animali, viene spesso tacciato di eccentricità e sentimentalismo. L'essere carnivori appare, ai più, una condicio sine qua non per la salute fisica e ci si chiede di cosa può mai nutrirsi chi se ne si discosta. A causa di questi diffusi luoghi comuni e ad una politica commerciale senza scrupoli che confeziona carne e pesce nelle più creative forme e colori, si è perso di vista cosa in realtà si nasconda dietro tali prodotti. Sono animali, creature viventi, dotate di un sistema nervoso che fa sperimentare loro molte delle emozioni conosciute anche dall'essere umano. Si pensi agli animali domestici, a coloro che talvolta divengono anche i più fedeli compagni di qualcuno e che sanno manifestare affetto, gioia e parimenti tristezza e paura. Costoro possono percepire dolore non solo sul piano fisico, bensì anche su quello psichico. E se lo possono fare canidi e felini, perché non potrebbero anche ovini o bovini! Il pensare ed accettare che, per soddisfare le esigenze di qualcuno, animali innocenti vengano macellati, illudendosi che ciò non causi loro sofferenza, è una mentalità da asura(1). È un'illusione persino pensare di essere esenti da responsabilità solo perché non si è direttamente coinvolti nell'omicidio di tali esseri: come spiegano chiaramente gli Shastra, tutte le volte che si prende parte ad un processo di violenza, in misura piccola o grande si è colpevoli. Dunque, se si ha la capacità di discernere cosa effettivamente succeda e sia successo per ottenere determinati prodotti, se si ha la consapevolezza di quanto dolore si generi per la mentalità di cui sopra e si desideri non esserne partecipi, ci si deve discostare, adottando una dieta opportuna, medicine e modi di procedere che siano da questa lontani. È necessario quindi rifiutare i prodotti che provengono dal mattatoio, ma al contempo fare attenzione a rimanere su una piattaforma di equilibrio, che non inibisca eccessivamente l'azione: è impossibile in questa vita evitare completamente la violenza, fondamentale però è prendere deliberatamente le distanze da ciò che avviene a causa nostra, quando noi potremmo avere le alternative. La tradizione indovedica insegna il rispetto di tre importanti parametri a tal fine: tempo, luogo e circostanza; se per esempio si vivesse al Polo Nord, dove non sono presenti numerosi alimenti sostitutivi, sarebbe difficile riuscire ad astenersi completamente da quelli a base di pesce. In circostanze diverse, perciò, dobbiamo tenere di conto di quelle che sono le reali possibilità alternative e non dismettere con tanta facilità e superficialità una buona alternativa che ci eviterebbe di incorrere in attività ugra-karma(2). Rispettando tutti gli esseri viventi, al meglio delle nostre possibilità, scopriremo di aver reso beneficio non solo a loro, ma anche a noi stessi.

    (1) Lett. 'ottenebrati'; spiriti delle tenebre violatori dell'armonia universale, eternamene in conflitto con i 'luminosi' deva, detti anche sura, preposti dal Supremo al mantenimento del cosmo.
    (2) L’aggettivo ugra significa ‘terribile’ e, preposto al termine karma, indica quelle azioni che infrangono pesantemente l’ordine cosmico e che sono perciò foriere di grandi sofferenze, sia per chi le subisce che per chi le compie.

    Tratto da 'Il nettare dell'Insegnamento' (Commento all'Upadeshamrita) di Marco Ferrini (Matsyavatara Das).
  • LA SANTA PASQUA E L'ALIMENTAZIONE AGNELLINO, PANE E VINO.
    Per una volta tanto non voglio parlare di economia, ma di una tematica alimentare di cui mi faccio portavoce durante il mio ultimo show “Funny Money”. Non posso fare a meno di intervenire a seguito del recente allontanamento di Beppe Bigazzi dai palinsesti RAI: questo dovuto per aver raccontato uno spaccato di vita e storia italiana dei primi decenni del secolo scorso, quando la preoccupazione principale non era la perdita del posto di lavoro o la solvibilità di un prestiro obbligazionario, quanto piuttosto che cosa si sarebbe dato da mangiare ai propri figli. Per chi non avesse ancora capito a che cosa mi sto riferendo, Bigazzi durante una puntata della “Prova del Cuoco” ha descritto sommariamente che cosa avveniva, in epoca di guerra e non solo, quando si mangiavano i gatti per necessità o povertà.

    Nella mia provincia (Vicenza appunto), questo episodio è rieccheggiato fragorosamente a livello mediatico per ovvie motivazioni folkoristiche (chi non si ricorda gli sfottò durante il servizio militare “vicentino maledetto hai mangiato il mio micetto”). Non che sia a favore o giustifichi questi episodi (sono un devoto sostenitore della LAV) ed usanze alimentari del passato stile “L'albero degli zoccoli”, tuttavia mi ha fatto molto più adirare come le cronache mediatiche abbiano scritto fior di pagine sull'accaduto (più che altro perchè è stato coinvolto un personaggio noto della televisione), mentre non si soffermano un minuto a far comprendere, a tutti quelli che inorridiscono per un povero micio cucinato al vapore, la mattanza dei poveri agnellini che sta avvenendo proprio in questi giorni nei macelli italiani, per consentire di celebrare nel conviviale calore della propria famiglia un rituale altrettanto barbarico come quello della (Sanguinosa) Pasqua Cristiana.

    In Italia alleviamo, cuciniamo e mangiano i conigli: per altre popolazioni questo è grande segno di inciviltà in quanto il coniglio è considerato un animale di affezione al pari del cane o del gatto, quindi guai a chi sogna di mangiarlo. Lo stesso a mio modo di vedere si potrebbe dire anche per il povero agnellino al quale viene riservato un trattamento piuttosto crudele: prima viene stordito, poi issato per una zampa, successivamente gli viene incisa la giugulare, e quando sopraggiunge la morte per iugulazione, allora passa alla operazioni di macellazione e porzionatura. Questo dovrebbe avvenire in teoria secondo il regolamento sanitario che definisce l'attività di macellazione, poi in pratica la fase di stordimento spesso viene “tralasciata” o "dimenticata” passando tosto alla recisione della giugulare da vivo ed in pieno stato di coscienza.

    E tutto questo per consentire a tutte quelle mamme e ragazzini, recentemente indignati nel sentire in televisione di come si cucinava un gatto in tempi di fame e guerra, di poter gustare un abbacchio scottadito o un agnello al forno con patate alla menta nella Santa e Barbarica celebrazione della Pasqua Cristiana. Volete veramente trasmettere un messaggio di rinascita e resurrezione (intesa come una nuova epoca per risorgere) quale ci si aspetterebbe per la Pasqua ? Beh, allora smettete di ingozzarvi di carne e di sostenere con la vostra attività consumistica la proliferazione degli allevamenti intensivi a cominciare dai vitellini, finendo con i poveri ed innocenti agnellini. Che senso ha sostenere con il proprio comportamento consumistico un modello di sviluppo alimentare drogato quando un agnello per crescere di 1Kg in peso necessita di 10kg di cereali ? Ha senso in ottica cristiana decretare carestie, miseria e fame in paesi che non possono produrre il proprio sostentamento alimentare in quanto i terreni ed i loro raccolti di cereali sono asserviti all'ingrasso degli animali da reddito nei paesi occidentali. Così è chiamato oggi un agnellino: animale da reddito e non di affezione come il gatto.

    Alla prossima Pasqua volete veramente abbracciare il pensiero cristiano e farlo vostro ? Volete contrastare la fame nel mondo ? Volete ridimensionare l'impatto ambientale dell'agricoltura e dell'allevamento intensivo ? Volete avere acque di falda più pulite ? Volete salvare l'Amazzonia dalla deforestazione ? Volete limitare l'effetto serra ? Per chi non lo sapesse, le deiezioni gassose dei bovini sono la principale causa dell'effetto serra sul pianeta. La soluzione a tutto questo esiste. Si chiama contingentamento del consumo di carne animale da allevamento intensivo (o meglio ancora la totale abolizione): il reale male del pianeta e la causa di moltissime patologie che colpiscono l'uomo in questi ultimi decenni. Cercate d'ora in poi, cominciando con quest'anno, di celebrare una Santa Pasqua e non una Sanguinosa Pasqua Barbarica: diventate anche voi fautori di un cambiamento per migliorare il nostro pianeta e preservarlo da quello che è considerata la peggiore minaccia per la sua stessa sopravvivenza. Preserve our planet: it's up to you.

    www.eugeniobenetazzo.com