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Scienza e Spiritualità

La Scienza Occidentale e la Spiritualità dell'India in un dialogo tra Oriente ed Occidente.
  • SINAPSI, RETI NEURALI, ATTACCAMENTI, DIPENDENZE E CONDIZIONAMENTI E LORO SUBLIMAZIONE di Andrea Boni.
    Sono molte le persone che, per vissuti personali, covano un senso di inferiorità che le porta verso amori tormentati, aventi una matrice comune e simile, che si ripetono anche con soggetti diversi. Nelle loro relazioni affettive la richiesta di attenzioni, rassicurazioni e conferme è continua e il buco della loro scarsa auto-stima alimenta pensieri denigratori che tendono a far sperimentare emozioni e desideri che mai si soddisfano. La qualità della vita che si mette in atto e che si sperimenta diventa una dolorosa conseguenza, portatrice di fallimenti e attaccamenti morbosi che portano di fatto solo sofferenza. La Cultura Indovedica, attraverso la sua millenaria letteratura, ci fornisce innumerevoli esempi e storie che dimostrano quanto ciò sia vero ed innato nella struttura stessa dell'essere vivente, al di là di qualsiasi contesto storico o sociale. Tra le tante, possiamo citare la storia del re Dhritarashtra, contenuta all'interno del Mahabharata, del re Puranjana, contenuta all'interno del quarto Canto dello Shrimad Bhagavatam, del brahmana Ajamila, contenuta all'interno del sesto Canto o del Re Citraketu, contenuta nel sesto Canto. Qual è la connessione tra l'esperienza, l'esperienza ripetuta, la dipendenza e quindi il ricadere negli stessi schemi mentali? Perché una persona compie gli stessi errori faticando ad imparare dall'esperienza? Di fatto, le emozioni e le sensazioni connesse sono i marcatori chimici delle esperienze precedenti ed esistono in virtù del fatto che le impressioni derivanti da un determinato vissuto hanno attivato specifiche reti neurali (ovvero le loro sinapsi). L'esperienza ripetuta ha poi rafforzato i loro collegamenti strutturando i percorsi a livello elettro-chimico. Ciò ha dato origine a modelli di comportamento (vasana) precostituiti che si sono rafforzati a tal punto che altre modalità di pensiero non vengono neanche prese in considerazione tanto più il collegamento è forte e saldo. Il “box” del nostro pensiero tenderà a creare pertanto la stessa struttura mentale dando origine ai pensieri automatici condizionanti, che portano ad evitare tutto ciò che non si conosce, ovvero che non si è sperimentato precedentemente. Ad ogni stimolo (interno od esterno) è associata una rete neurale a cui a sua volta è associata una componente emotiva. Nel corso dell'attivazione lungo il circuito formato dalla rete costituita dai singoli neuroni vengono rilasciate delle sostanze (i neurotrasmettitori) portatori di un contributo informativo, che viene comunicato a tutte le cellule del corpo, le quali svilupperanno  dei particolari recettori a quel determinato neurotrasmettitore (si pensi che al momento se ne conoscono più di 100 e sono in continua crescita). Tanto più il modello di pensiero è strutturato e quindi il circuito neurale prevalente, tanto più si svilupperanno i recettori a quel determinato neurotrasmettitore. Ciò che avviene è una sorta di assuefazione a quella determinata sostanza rilasciata, ovvero saranno le cellule stesse tramite i recettori a richiederne il rilascio. Sussiste quindi una sorta di feedback dal corpo stesso. Lo stimolo  scatenante l'emozione non arriva quindi solo dall'esterno e dall'interno (samskara), ma anche dal corpo a livello chimico. Ecco quindi spiegata la dipendenza emozionale. Naturalmente noi non siamo solo il risultato di elettro-chimica delle cellule, poiché ciò che da vita e luce ad esse è la coscienza che è alla base di tutto. Ne consegue che lo schema di comportamento automatico può essere interrotto agendo su di essa, creando i presupposti per un cambiamento alla base mediante lo sviluppo armonico di volontà saggia e autodisciplina delle emozioni. Per fare ciò il primo vero problema da risolvere è quello della conoscenza di chi siamo realmente. Dalla conoscenza a livello teorico (jnana), si passa poi alla messa in pratica attiva e ciò contribuisce alla modificazione delle reti neurali preesistenti ed alla formazione di nuovi circuiti. Infatti quando acquisiamo delle composizioni semantiche comunicate da qualcun altro (si veda ad esempio gli insegnamenti del Maestro Spirituale) e le interiorizziamo attraverso l'analisi, la riflessione, la contemplazione e la nostra critica personale, iniziamo a modificare e a creare nuove connessioni sinaptiche nel cervello. Queste connessioni di recente connessione costituiranno una rete di tessuti neurologici che non aspettano altro che di essere attivati dall'esperienza di vivere con questa conoscenza nuova. Quindi dalla conoscenza all'esperienza, per passare all'emozione fornita da quell'esperienza; essa consente di maturare una comprensione e lo sviluppo della saggezza. Ne consegue l'evoluzione. Nel corso di questo processo il praticante sviluppa la consapevolezza di essere “altro” che il contenuto mentale, facilitando il processo di dis-identificazione dal contenuto psichico e maturando contestualmente il “gusto” di una nuovo sentire, più elevato e sano rispetto al precedente che in definitiva portava solo sofferenza: “L'anima incarnata può astenersi dal godimento dei sensi, sebbene il gusto per gli oggetti dei sensi rimanga. Ma se perde questo gusto sperimentando un piacere superiore, resterà fissa nella coscienza spirituale” Bhagavad Gita II.59. Il gusto superiore a cui fa riferimento Krishna (param drshtva nivartate) è costituito dalle emozioni spirituali, ciò che realmente appartiene alla nostra essenza, la forza causale di tutto ciò che chiamiamo amore e che viene poi distorto. A quel livello l'emozione non è illusoria in quanto non durevole nel tempo, anzi è stabile, profonda, vera ed autentica e dona intensa gratitudine, amore per sé stessi e per il creato. La felicità suprema, la libertà e la compassione sono dentro di noi, sono le emozioni spirituali. Il vero cambiamento nasce solamente da una vera conoscenza di sé, la visione oltre le maschere dell'ego, comprendendo che il piacere vero e autentico che dona un stabile appagamento, può essere conseguito solo riscoprendo la propria ed altrui intrinseca natura Divina.
  • LA RAZIONALITA' SPIRITUALE di Andrea Boni.
    Il giorno 06/11/2010, ho avuto la fortuna di assistere ad una lezione molto interessante di Marco Ferrini (Matsya Avatara Dasa) circa il Lila divino della collina Govardhana, in cui Krishna, per proteggere i Suoi cari devoti, e per correggere l'orgoglio di Indra, solleva un'intera collina posandola su un mignolo della Sua mano. Questo episodio è al di fuori di qualsiasi concezione razionale della mente. Mi sono allora chiesto: cosa è veramente razionale? Anche in matematica esistono i numeri reali, i numeri razionali, etc. Su di essi è possibile costruire un'algebra, ovvero una logica di operazioni in cui si stabiliscono delle regole ben precise. In questa logica, per esempio, si può decidere di definire l'operazione “+” tra due numeri: a+b. Se a=1 e b=1 allora si può definire che a+b=2. Il fatto interessante è che non sempre questo tipo di algebra è sufficiente per definire i fenomeni fisici del mondo fenomenico. Ad esempio sono stati definiti i numeri “immaginari” che consentono di modellare il mondo delle frequenze e sono molto utilizzati nell'ambito delle telecomunicazioni. In questo nuovo mondo un numero è composto di due parti, una parte reale ed una immaginaria: z=a+jb; a è la parte reale e b la parte immaginaria. L'indice “j” definisce il passaggio tra la parte reale e la parte immaginaria. Con questi nuovi numeri è necessario definire una nuova algebra in cui le operazioni hanno un senso diverso rispetto a quelle definite sui numeri reali. I soli numeri reali non sono sufficienti per definire i fenomeni inerenti le telecomunicazioni, che possono invece esserlo con questi “nuovi numeri” definiti con una nuova “logica”. Questo “trucco” di definire oggetti nuovi che possono modellare meglio i fenomeni fisici altrimenti inspiegabili è tipico nell'ambito della Scienza. Allora mi chiedo: perché non accettare una razionalità spirituale? Regole che possono definire e spiegare aspetti che la razionalità ordinaria non può spiegare, ma che diventano comprensibili accettando certi assunti di base. Attendo con gioia commenti e riflessioni per stabilire un utile dibattito su questo tema.
  • LA COSCIENZA SI TROVA NEL CERVELLO? a cura di Andrea Boni.
    A seguito di un articolo pubblicato su questo blog, consultabile QUI.

    Ho ricevuto alcuni commenti molto interessanti e consultabili presso lo stesso link. Fornisco anche qui di seguito la mia risposta in modo tale che possa essere condivisa da un pubblico più ampio, e quindi eventualmente coinvolgere altri interessati a fornire il proprio punto di vista.
    Gentilissimo/a Amico/a, prima di tutto grazie per gli argomenti proposti, per l'analisi effettuata e per lo stimolo ad una utile discussione che nel nostro intento è veramente costruttiva quando include una varietà di punti di vista. Come studioso di una Cultura Millenaria, tengo a rimarcare il fatto che la Tradizione da noi divulgata non intende sostituire conoscenze acquisite in secoli di studi occidentali, bensì ritengo che possa fornire una prospettiva che integri i risultati ottenuti ad oggi, fornendo un punto di vista utile alla Scienza moderna, non per negarne i risultati, ma appunto per comprenderli e contestualizzarli in una prospettiva olistica, che tenga di conto non solo dell'aspetto fisico e psichico, ma anche e soprattutto spirituale. Aspetto che purtroppo oggi è decisamente trascurato, sebbene sia essenziale per il benessere globale della persona. Ciò è lo scopo principale del Centro Studi Bhaktivedanta. Questo per dirle che concordo con la maggior parte della sua analisi, tenuto anche conto del fatto che conosco ed apprezzo il lavoro prodotto da Damasio nei suoi importanti anni di ricerca, sebbene ci siano tante altre ricerche che pongono dei dubbi circa parte delle sue teorie (http://www.robertoalmada.it/userfiles/file/Antonio%20Damasio(1).pdf). In lui ho riscontrato diversi punti che possono essere ritrovati nella Psicologia dello Yoga. Per esempio, i marcatori somatici di Damasio vengono definiti “samskara” nella Scienza dello Yoga, le traccie di memoria latenti. Impressioni di azioni passate, che come dei solchi rimangono impressi nella memoria profonda del soggetto, provocando un condizionamento psichico e ovviamente fisico. Lo Yoga, pertanto, non nega le affermazioni da lei citate, ma le contestualizza e le amplia. Ad esempio, il concetto di “mente” occidentale, nello Yoga assume un significato più esteso. Si parla di mente (manas) per esprimere quella facoltà psichica connessa ai cinque sensi, una sorta di raccoglitore di dati provenienti dall'esterno. Si parla poi di intelletto (buddhi), come della facoltà psichica discernente. C'é poi la mente profonda (karmashaya), ciò che qui in occidente è stato scoperto essere l'inconscio, dove risiedono i samskara, le memorie latenti delle esperienze passate che creano le tendenze (vasana) e, di fatto, danno struttura alla nostra personalità. Naturalmente c'è anche l'ego (ahamkara), la visione distorta di sé, la falsa identificazione con corpo e psiche. Questi involucri psichici sono da considerarsi come parte integrante del corpo (sharira), sebbene di natura materiale sottile, di cui la struttura celebrale ne è parte. Le sinapsi sono come un ingranaggio del corpo-macchina, che se sono connesse in un certo modo daranno origine ad una funzionalità-comportamento, se sono connesse in un altro daranno origine ad un'altra funzionalità-comportamento. Proprio come gli ingranaggi di una macchina nei quali fluisce corrente: se connessi in un certo modo l'ingranaggio produrrà calore (una stufa), se connessi in un altro l'ingranaggio produrrà fresco (un frigorifero ad esempio). Mi perdoni il paragone Ingegneristico, ma questo è ciò che può produrre un Ingegnere come me nel tentativo di farle capire che la corrente è sempre la stessa sia che scorra in un frigorifero sia che scorra in una stufa! E' l'ingranaggio opportuno che la fa manifestare (l'effetto) in modalità diversa. Ecco per la coscienza funziona allo stesso modo (con i dovuti cambi di paragone …). Cit è la coscienza pura dell'atman, il sé trascendente, oltre corpo e psiche (si, non ci sono prove “scientifiche” della sua esistenza forse, ma non ci sono neanche prove scientifiche della sua non esistenza … ma d'altra parte la Scienza quante cose del mondo ancora non conosce? La visione empirica è così limitata!). Quando la coscienza pura si trova incapsulata in una matrice materiale, con tutte le sue connessioni e le sue sinapsi, si manifesta a livello condizionato (la corrente che produce freddo o caldo a seconda dei diversi ingranaggi …). La Coscienza pura, spirituale, è l'essenza stessa della vita, l'amore che muove tutto nel creato, l'effetto sintropico che si oppone all'effetto entropico della materia. Scopo della vita è riacquisire questo tesoro che giace proprio dentro di noi, l'individuazione di sé, per dirla alla Jung, il Kaivalya di Patanjali o il Nirvana dei Buddhisti, la scoperta del Corpo di gloria dei Cristiani, ecc.... Si tratta di cercare di vedere un pochino oltre il mero aspetto empirico, che, badi, è utilissimo, ma non è sufficiente per una comprensione più vasta e accurata del fenomeno coscienza.
  • LA COSCIENZA SI TROVA NEL CERVELLO? a cura di Andrea Boni.
    Questa volta, grazie all'indicazione della cara collega Dott.ssa Diana Vannini, mi sono imbattuto in un interessantissimo articolo pubblicato su un blog specializzato di Neuropsicologia (QUI).
    Di seguito riporto integralmente l'articolo per comodità:

    "Alla base dell'assunto dell'esistenza di una correlazione fra coscienza e attività neurale misurabile con gli strumenti della neurofisiologia vi sarebbe una profonda confusione filosofica”... Lo sostiene Ray Tallis, dell'Università di Manchester, sul New Scientist (R. Tallis, You won't find consciousness in the brain, New Sci, 7/1/2010). La gran parte dei neuroscienziati e dei filosofi della mente “vedono avvicinarsi il giorno in cui saranno finalmente in grado di spiegare tutti i misteri della coscienza umana attraverso l'osservazione dell'attività del cervello”. Allo stesso tempo, “una minoranza contesta questa ortodossia”, principalmente mettendo in discussione la “precisione” delle correlazioni fra le misure indirette dell'attività cerebrale e le funzioni mentali, caratteristica saliente degli studi finora condotti in questo complesso campo di indagine. Nel 2009 uno studio pubblicato da Harol Pashler e colleghi su Perspectives on Psychological Sciences aveva messo in evidenza e dubitato delle “troppo elevate correlazioni” fra attività del cervello e vari costrutti psicologici (peraltro “raramente illustrate a dovere”, a detta degli Autori) riscontrate nei paper di comunicazione dei risultati di ricerche condotte con risonanza magnetica funzionale (fMRI) nel campo della cognizione sociale, delle emozioni e della personalità. Il vero problema però, per come la vede Tallis, non è tanto nelle “limitazioni tecniche” degli strumenti, destinate a essere temporanee visto l'incalzante progresso delle neuroscienze, quanto nel metodo di indagine adottato, fondato a suo giudizio su una “confusione filosofica profonda”. Secondo il professore di Manchester infatti, sarebbero ancora numerosi gli aspetti della coscienza ordinaria che "resistono" alla spiegazione neurologica e “il fallimento dei tentativi di spiegare la coscienza in termini di attività nervosa non è dovuto a limiti tecnici facilmente superabili, ma alla natura auto-contraddittoria del compito, di cui l'incapacità di spiegare la contemporanea unità e molteplicità della consapevolezza, l'avvio dell'azione, la costruzione del sé, il libero arbitrio, la presenza esplicita del passato (non ammessa in un sistema fisico; le sinapsi, in quanto strutture fisiche, lavorano solo a stati presenti) ecc. non sono che i sintomi”. La ragione fondamentale della “incompletezza o irrealizzabilità” di qualsiasi spiegazione in questi termini sarebbe legata alla “disgiunzione fra gli oggetti della scienza e i contenuti della coscienza: la scienza incomincia proprio nel momento in cui rifugge dall'esperienza soggettiva, l'esperienza in prima persona, preferendovi la misurazione oggettiva che ci allontana dal fenomeno della coscienza soggettiva verso il regno in cui le cose sono descritte in termini quantitativi astratti". Questo modo di procedere - conclude Tallis - scarterebbe d'ufficio proprio i contenuti essenziali della coscienza che si vuole spiegare...Una curiosità: Ray Tallis non è un filosofo, è un medico della Academy of Medical Sciences. Questo articolo ci rimanda ad una riflessione pubblicata proprio su questo Blog (QUI), in cui venivano criticati i metodi di indagine della scienza positiva, basati sulla misurazione sperimentale, oggettiva, quando applicati per descrivere i fenomeni della coscienza. La cultura Antico Indiana, infatti, afferma che non è possibile descrivere la coscienza con i sensi (o con loro estensioni, quali possono essere anche i più moderni strumenti di misurazione), bensì è possibile spiegare questo fenomeno fondamentale della personalità solo con la coscienza stessa! Ovvero attraverso una visione interiore, quella a cui è possibile accedere mediante la meditazione. La coscienza non risiede nel cervello, di cui le sinapsi con i loro collegamenti risultano essere un effetto (quelli che Tallis chiama i sintomi), ma nella parte più profonda della personalità, l'atman, il sé che trascende ontologicamente la natura transitoria effimera del corpo. Parliamo quindi di due piani di valutazione differenti, non in contrapposizione, perché ovviamente il cervello con le sue connessioni interviene nel fenomeno Coscienza, ed infatti, più propriamente, dovremmo in tal caso definirla “coscienza condizionata”, poiché la natura pura della coscienza (cit), si trova ad essere condizionata (cittah) a causa della presenza del materiale psichico sottile e delle connessioni strutturate (“l'hardware” celebrale costituito dalle interconnessioni di sinapsi). Come Krishna spiega nella Bhagavad Gita (VII.4-5): “Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza e falso ego – questi otto elementi, distinti da Me, costituiscono la Mia energia materiale. […] Oltre a questa energia ne esiste un'altra, la Mia energia superiore, costituita dagli esseri viventi che sfruttano le risorse dell'energia inferiore, la natura materiale”. Le energie ontologiche sono due: materia (prakriti) ed il sé (purusha). Il sé può essere conosciuto solo con il sé, non con la materia, altrimenti si cade in una contraddizione, come evidenziato dal Prof. Tallis. Riflessioni di questo tipo, espresse da importanti ricercatori come il Prof. Tallis, evidenziano il dibattito tutt'ora aperto sul tema della coscienza, e le diverse contrapposizioni presenti. La Cultura Antico Indiana, in questo senso, costituisce un importante contributo per tutti i ricercatori aperti a visioni che possono integrare e migliorare le attuali conoscenze.
  • 'L'UNIVERSO AMICO' A Cura di Andrea Boni, tratto e ispirato da una lezione di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).
    Oggi, 14 Settembre 2010, ho avuto la fortuna di seguire una lezione di Marco Ferrini che ha stimolato in me una riflessione che desidero condividere con voi riportando alcuni passaggi dell'utile intervento ascoltato. L'Universo è intelligente? Su questo tema sono state enunciate tante teorie, talvolta tra loro in opposizione, che hanno la loro origine nei due principali filoni di pensiero noti rispettivamente come creazionista ed evoluzionista. Secondo i principi veicolati dalla cultura Indovedica possiamo affermare che sì, l'Universo è intelligente, ma non solo: è un caro amico. L'Universo è veramente amico? Sì, ci è supremamente amico. E tutti quegli eventi negativi quali catastrofi naturali, tzunami, abbandoni di neonati, omicidi, guerre, e altro, come si spiegano? Come fa l'Universo ad essere davvero un amico e permettere tutto ciò? E' opinione pressoché condivisa che l'Universo, il cosmo, è ordine, non caos, se non altro per le leggi universali e precise che governano ogni aspetto, dal movimento delle galassie, allo sbocciare di un fiore a primavera. Ma non è solo questo. L'Universo è amico perché soddisfa i nostri desideri più sinceri, ma non quelli egoistici. Quando noi, condizionati e identificati nella nostra struttura psico-fisica, insistiamo per soddisfare i desideri che emergono dalla sfera dell'ego, in realtà, anziché sentirci davvero soddisfatti, ci ritroviamo più insoddisfatti di prima. È per questo che l'universo è un caro amico, perché contrasta l'illusione, proprio come un vero amico che desidera il nostro bene: invece di rafforzare le nostre istanze negative, ci dice esattamente come stanno le cose e ci esorta a superare i nostri condizionamenti, ad evolvere. Le prove che incontriamo nella vita incarnata sono quelle che provengono da un vero amico, che ci stimola a lasciare lo strumento con il quale ci degradiamo, perché la sua vera preoccupazione è quella di vederci crescere, evolvere, maturare. La sua intelligenza è tale che tutte le volte che mettiamo in moto un processo degradante, tutto l'Universo mostra la sua straordinaria tensione e predisposizione a farci salire, mettendoci nelle condizioni di riflettere sul nostro agire. Se sappiamo come trattare con l'Universo e se concordiamo con esso che la nostra priorità è l'evoluzione spirituale, sarà per noi molto amico, si tratta pertanto di capire le sottili leggi che lo regolano. In questo senso la Cultura Indovedica ha fornito degli strumenti davvero preziosi per comprendere le dinamiche che sottendono il nostro agire e le relative conseguenze. Tutto questo non per creare dei robot che agiscono in modo meccanico, l'Universo amico non si aspetta questo da noi, bensì ci incoraggia a  coltivare e sviluppare un sano discernimento (tattva viveka) che ci orienti  verso il Bene senza lasciarci inorgoglire dai nostri successi, poiché la superbia e l'orgoglio  rappresentano i più grandi impedimenti alla nostra crescita spirituale. La vera ricchezza risiede infatti nell'umiltà:

    Trinad api sunicena taror api sahishnuna amanina manadena kirtaniya sada harih

    “I santi Nomi del Signore andrebbero invocati con mente sottomessa, considerando se stessi meno di una paglia sulla strada,
    facendosi più tolleranti di un albero, liberi da ogni senso di falso prestigio e sempre pronti a dar rispetto agli altri. In questo stato di coscienza,
    sempre si potranno invocare i Santi Nomi del Signore”.
    (Sri Sri Shikshashtaka, verso III)

    In un solo verso, Shri Krishna Caitanya Mahaprabhu ci fornisce questo semplice e preziosissimo insegnamento che porta al vero successo nella vita spirituale. Se si realizzano questi insegnamenti riuscendo davvero a metterli in pratica, diventiamo capaci di amare e sentiamo l'universo che ci ama, che è intriso di amore e che dispensa infinita soddisfazione. Non è proibito provare questa soddisfazione purché sia vissuta contraccambiando con amore, anzi dando amore ancor prima di averlo ricevuto. E' questo, infatti, uno dei principi fondamentali dell'universo: per avere bisogna dare. Quindi, l'Universo non solo è ordinato.. ci ama! L'energia Divina è in ogni suo atomo, in ogni sua particella. Nella terminologia Indovedica tale Energia Divina, che è Dio stesso, è indicata con il nome di “Vishnu”: Colui che penetra e pervade tutto. In questo senso, il rito religioso aiuta a realizzare anche questa realtà, ovvero a sentire l'Universo come amico, e attraverso l'atto religioso, come l'adorazione della Divinità o l'invocazione dei Nomi divini, in noi cessa progressivamente la paura  perché si percepisce amicizia e dolcezza ovunque, anche se si è consapevoli che nel mondo ci sono  anche i malvagi, persone avvelenate dall'invidia con variegati problemi da risolvere, conseguenza di tutte  quelle istanze negative accumulate che ostacolano il processo di comprensione e di armonizzazione interiore. Ma anche per proteggersi da queste influenze negative, il miglior comportamento da attuare è sempre quello di offrire affetto, sapienza e amore, in ogni modo e forma possibile.