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Il Mahabharata e le nostre radici

[Cit. Blog "A Scuola dal Maestro"]

Nell’ultimo seminario abbiamo parlato molto di mito e del suo rapporto con la realtà.

Riflettendo, ho avuto l’immagine di una grande quercia, una maestosa chioma protesa verso il cielo, ma so che quello che non si vede supera in estensione la superficie aerea della pianta: è l’apparato radicale che nutre e sostiene.

Ascoltare il Mahabharata ci trasporta in una dimensione altra rispetto alla vita quotidiana, ci mette in contatto e vivifica quelle radici che possono nutrire o avvelenare, la narrazione del Mahabharata risuona con l’ignoto che è in noi perché noi siamo anche quello, come le radici sono anch’esse albero. Sappiamo che la personalità manifesta è una rappresentazione del mondo sommerso che vive in noi e che si esprime nei sentimenti, nelle emozioni, nell’idea che abbiamo del mondo e delle relazioni. Nutrire le “radici”, significa entrare in contatto con la zona da cui origina la potenza che ci pervade, non possiamo non farlo, infatti ogni notte vi accediamo coi sogni. Ma l’uomo che non soggiace agli automatismi ed intende realizzare la pienezza della vita, vuole esplorare la sua zona oscura, perché è interessato alla completezza dell’essere.

Attraverso l’ascolto delle scritture sapienziali, noi possiamo accedere da svegli a questo mondo. Allora che differenza c’è tra una narrazione mitica e la letteratura? La letteratura di buon livello, è anche educazione sentimentale, ma è di una potenza inferiore, la narrazione mitica lavora sulle “radici” e come il sogno, aggiusta la nostra mente, entrambi agiscono ad un livello che ci è ignoto, ma in un caso coscientemente, nell’altro inconsapevolmente.

Il Mahabharata narra vicende umane e divine in una forma avventurosa, romanzata, in realtà sono la trasposizione di intuizioni di uomini che hanno vissuto esperienze altre, traducendo questa inesprimibile conoscenza in immagini che la nostra mente percepisce come avventure nel mondo, ma trasportano un altro messaggio, questo “altro” è ciò che lavora per noi, se solo decidiamo di ascoltare.

E’ l’ascolto la terapia.

In cosa sta l’utilità di questo ascolto/terapia? Ci fa vivere una vita più piena, più umana. Ascoltare il Mahabharata va molto al di là dell’estetica letteraria, delle allegorie e persino del senso morale, quello che si esprime al più alto livello nel dharma, ascoltare il Mahabharata può diventare uno straordinario strumento che uomini illuminati ci hanno tramandato per lavorare sulla nostra ombra, per trasformarci da omuncoli ad una dimensione a uomini completi.

Spesso gli scritti sapienziali sono introdotti da una premessa che recita più o meno così: “chi ascolterà per intero questa narrazione, alla fine otterrà la liberazione”, perché l’ascolto, se accompagnato dal rigore di una disciplina, ha il potente effetto di trasformare la nostra psiche.

Attenzione dunque a cosa ascoltiamo e da chi. 

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