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In che cosa consiste e a che cosa serve la meditazione?

Scritto da Manola Farabollini. Postato in Diario

La radice sanscrita dhi sta a significare il pensiero sganciato dai suoi automatismi. La scienza della meditazione secondo la prospettiva della filosofia perenne dello Yoga serve a sganciare il pensiero dai condizionamenti e pregiudizi, che sono radicati profondamente nella psiche profonda, sotto quel livello cui può accedere la coscienza.
L'io è la somma di tutti i contenuti psichici con i quali la persona si identifica. La persona che è colta da una grave malattia, ad esempio, avrà tutti i contenuti psichici gravidi di questa malattia, oppure da un disastro finanziario, da un tradimento, da un lutto, ecc..e la conoscenza di se stessi vacilla, si offusca, si perde.
Le persone si conoscono poco. Ancor prima che conoscersi poco l'un l'altra, conoscono poco se stesse. Il mondo sommerso dell'inconscio, preponderante rispetto alla parte razionale (la parte manifesta dell'iceberg), è sconosciuta al soggetto stesso. Questa parte tenebrosa, profonda, misteriosa e ignota della psiche determina il nostro agire, molto più di quanto lo determini la piccola parte psichica emersa. La navigazione di quelle montagne di ghiaccio che sono gli iceberg non è data dalla loro piccola parte visibile ma dai movimenti della parte sommersa.
Molti incidenti tra persone avvengono perché l'inconscio ad un certo punto presenta sorprese, nuovi fenomeni e realtà inaspettate. E così sentiamo alcuni dire: avevo sposato quella donna o quell'uomo perché mi pareva che avesse determinate virtù e qualità e invece poi è diventata/o tutt'altro. La persona crede allora di essersi sbagliata nelle valutazioni che aveva fatto e invece magari non si era sbagliata del tutto, ma ne aveva fatte troppo poche o troppo in superficie e non aveva visto e considerato altri aspetti della personalità di colei o colui che aveva scelto come compagno di vita. Più certe tendenze sono oscurate e poco conosciute, più sono condizionanti.

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Come essere leader favorendo un clima di libertà?

Scritto da Manola Farabollini. Postato in Diario

 C'è chi gode nel comandare, ma le persone prosperano in un clima di libertà, di rispetto, di mutua ispirazione, stima, fiducia, apprezzamento. 

Ai più la libertà appare come un'utopia, perché molti son buoni ad imporre, a comandare, pochi invece sono capaci di ispirare le persone facendo far loro il meglio di quel che possono fare e incoraggiandole allo stesso tempo a ricercare un miglioramento costante, una maggiore qualità e partecipazione nelle loro performances. 

Difficilissimo è guidare in un clima di libertà. Oggi addirittura sembra quasi che la gente si sia disabituata a questa tipologia di leadership, e infatti in politica per fare incetta di voti basta dire che si inaspriscono le pene e diventare minacciosi. In questo modo le persone da una parte sì sono rassicurate ma nel profondo soffrono, si temono l'un l'altra. Soffre chi è sottomesso a questa leadership e soffre chi guida in tale clima di autorità e non di autorevolezza, di rigidità e non di rigore, di forza ottusa e non di forza illuminata.

La forza è illuminata quando non è disgiunta dal senso di solidarietà, dalla compassione, dal perdono e dalla clemenza autentica, che non è mai debolezza ma si sposa con il più alto senso di giustizia a garanzia di tutti.

Marco Ferrini (Matsyavatar das)

Dal Seminario di Counseling tenuto da Marco Ferrini (Matsyavatar das) sul tema “Leadership del Benessere per l'armonizzazione e lo sviluppo delle risorse Umane”. 
Aula Magna della Fondazione Centro Studi Bhaktivedanta, Ponsacco (Pisa).  

Anche la Leadership può diventare Yoga

Scritto da Manola Farabollini. Postato in Diario

Dal Seminario di Counseling che Marco Ferrini (Matsyavatar das) ha tenuto oggi a Silea (TV) sul tema: "Etica ed Impresa: Come Realizzare un'Autentica Leadership del Benessere":

Robespierre si trasferì a Parigi per perorare l'abolizione della condanna a morte ma dopo pochi anni esplose il periodo del Terrore di cui lui fu massimo protagonista. In quel periodo era sufficiente una lettera per condannare una persona alla pena di morte (le famose lettere di Cachet), senza nemmeno un processo e che dire esercizio del diritto di difesa!

Auguri per il 2014, all'insegna di una Rivoluzione Non Violenta!

Scritto da Manola Farabollini. Postato in Diario

Qui puoi ascoltare il discorso di fine-inizio anno che Marco Ferrini (Matsyavatar das) ha tenuto il 31 dicembre 2013 nell'ambito di un Seminario del Centro Studi Bhaktivedanta.
Auguri per il 2014, all'insegna di una Rivoluzione non Violenta!

Che cosa ci spinge a compiere il male anche quando non lo vogliamo?

Scritto da Manola Farabollini. Postato in Diario

Foto di gruppo del Seminario "Ascoltando il Mahabharata", Rimini, 31 dicembre 2013.

Il male è la conseguenza di una volontà perversa. Ma il male non è inevitabile. Non c'è necessità di sviluppare una volontà perversa e di sperimentarne le dolorose e nefaste conseguenze per poi ritornare ad essere e a fare il bene. Non c'è necessità di una caduta per rialzarsi. Possiamo vivere sempre nel Bene, senza mai cadere. Ma ahimè le cadute sono abbondanti e frequenti nel mondo delle condizioni. Eppure Dio non ci mette in tentazione, non fa giochi perversi con le sue creature. Dio è Sommum Bonum. 
Che cosa allora provoca le cadute? 
Da che cosa è prodotto il male?
Che cosa ci spinge a compiere il male anche quando non lo vogliamo? 
Sembra quasi che ci sia una forza immane che viene superficialmente chiamata “destino” che ci sovrasta e che limita la nostra libertà individuale. Questa forza immane, apparentemente incontrollabile, la possiamo invero definire “coazione a ripetere”, perché ad ogni azione che mettiamo in moto corrisponde un'azione uguale e contraria: contestualmente ad ogni azione che scegliamo di compiere si attiva infatti una forza, che ci appare irresistibile, prodotta dai samskara. I samskara sono i semi psichici che si depositano nell'inconscio come conseguenza del nostro comportamento e che poi si strutturano nelle vasana, le tendenze, che producono un determinato orientamento della nostra volontà e della nostra personalità. 
Le grandi opere della spiritualità indovedica ci insegnano a vincere queste forze apparentemente incontrollabili che noi stessi abbiamo prodotto e che noi stessi, con la forza della nostra volontà e per Grazia divina, possiamo imparare a trasformare e ad orientare costruttivamente, per il bene nostro e di tutti.
E così gradualmente possiamo imparare a modellare il nostro carattere e la nostra vita e a consapevolmente scegliere il nostro destino, la nostra destinazione.

Marco Ferrini

Tratto dal Seminario “Ascoltando il Mahabharata: Tragedie e Trionfi nel Viaggio Evolutivo dell'Uomo”. Il Seminario si sta svolgendo a Rimini fino al 3 gennaio.
Buon Nuovo Anno a tutti!

Un ringraziamento da parte del fondatore Marco Ferrini (Matsyavatara das)

Scritto da Staff. Postato in Diario

Il seminario sulla Bhagavad-gita appena trascorso mi ha lasciato sentimenti e ricordi bellissimi.

Grazie anche alla partecipazione di ciascuno di voi che era presente, si è creata una condivisione spirituale intensa e profonda, un contesto ideale per studiare ed interiorizzare l'insegnamento conclusivo di Shri Krishna nella Gita, il sovrano segreto, l'essenza della pura Bhakti, l'affidarsi con devozione a Dio.